Danda

Autore
Franco Bronzat

L'occitano danda « zia » deriva dal latino amita « sorella del padre ». La forma anda è attestata in antico occitano del Delfinato. Danda proviene da un'alterazione, forse nel linguaggio dei bambini, della forma landa con articolo agglutinato.

La pronuncia comune è [dando], ma [dondo] a Bellino dove an, am tonici sono realizzati [on, om] a fine sillaba (la man [mon], bancha [boncho], tampa [tompo]).

La parola danda si trova nelle alte valli : parte dell'alta Val Chisone (Fenestrelles, Roure), Val Germanasca, Val Varaita (Sampeyre, Bellino), Val Maira (Elva), …
L'Alta Valle Susa, l'alta Val Chisone (Pragelato, Usseaux) e il brigasco hanno un tipo tanta. È un altro derivato dal latino amita, molto comune in francese e in occitano transalpino.
Una forma di origine differente, manha, si trova in bassa Val Chisone, in Val Pellice, in Val Po e nelle valli meridionali. Deriva dal latino magna « grande », ed è conosciuta e comune in piemontese.

Danda, tanta, manha sono dei termini di rispetto per designare o per rivolgersi a una donna anziana, anche senza legame di parentela.

Secondo le parlate una donna nell'accezione « essere umano di sesso femminile, adulta » si dice una femna, una dòna o una frema.
Femna è la forma dell'Alta Valle Susa e dell'alta Val Chisone, con una pronuncia del tipo [feno], e dell'alta Val Po (Ostana, Oncino [fëmno]).
Una dòna si usa in Val Germanasca [donno], in bassa Val Chisone (San Germano) e in Val Pellice (Angrogna [dona]).
Frema è la parola delle valli centrali e meridionali a partire dalla Val Varaita.

In Val Germanasca femna [fënno] designa specificamente la moglie e dòna una donna in generale. Nelle altre parlate le tre parole femna, dòna, frema hanno tutte due le accezioni.

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