Esluci

Autore
Franco Baudino

L'accusativo latino lucem e il gallico leuxos, tutti due apparentati al greco leucos « bianco », hanno contribuito all’elaborazione delle basi verbali *exlucidare / exleucidare « illuminare » che vengono proposte come origine dei verbi occitani esluciar/esleuçiar e dei sostantivi esluci/esleuç.

La forma esluci si estende in alta Val Chisone (Roure : un esluce [eiluse]), e dalla Val Pellice alla Val Vermenagna : a Bobbio e Limone un esluç [slus], a Oncino con la pronuncia fricativa interdentale etimologica tipica della Val Po (verbo esluciar > la eslúcia [la zlùçio]), un esluci a Robilante [ëslusi] e a Monterosso [eslusi].
Esleuç [sleous] a Bellino (esleuçar [sleousar]), esleuci [esleousi] a Elva (esleuciar), esliuç [ezlìous] a Pietraporzio (esliucear [esliousear]) e eslauç [zhlaous, slaous] in brigasco.

In Val Germanasca e nella bassa Val Chisone *exludicare, ottenuto per inversione consonantica della base *exlucidare, ha dato esludiar e esludi [eiluddi, eiludi]. Questa forma, conficcata come un cuneo tra esluci della Val Chisone e della Val Pellice è apparentata a [zludi] del piemontese del Pinerolese, e a [zluit] del francoprovenzale della vicina Valle Susa. Però esluide è anche la forma attestata in francese regionale scritto a Ginevra nel XVI secolo.
A Salbertrand « lampeggiare » si dice far de lumes [fâ d’lummi]. Rochemolles usa il francesismo esclard [eclart], Oncino conosce anche la fai de claris [la fai de chari] per « lampeggia ».

L’esluci è la manifestazione visuale d’un fenomeno fisico violento, lo fóuser, accompagnato da una manifestazione sonora, lo tron. I tre termini non sono sempre differenziati in occitano comune.

A Rochemolles si dice ai auvit cheire le tornoire [é ovì l tournoueiŗ] « ho sentito il tuono » e ai vist cheire un tornoire [é vî sheir in tournoueiŗ] « ho visto cadere un fulmine ». A Salbertrand après le lume la s’entend l’escraban [apré l lumm la s’ëntën l’icraban] « dopo il lampo si sente il tuono », tutti due prodotti da le tornoire [l tournèüř] « il fulmine »; le forme verbali impersonali sono: la torneirea e la crabantea [la tourneiřea e la crabantea] «lampeggia e tuona». In Val Germanasca lo fóuser [lou fouze] è ben distinto da lo tron, la tronaa, lo troneri [troun, troûnâ, troûneli, troûnéri] « il tuono ».
A Oncino la trona [la trouno] « tuona », sento lo tron [sëntou lou trounn] « sento il tuono » e anche lo tron es cheuit, a maçat de vachas [lou troun é tseuit, a maçà dë vatsé] « il fulmine è caduto, ha ammazzato mucche ». E tron [troun] a Bellino, Robilante, … tròn [tron] a Elva, Limone, …

L’antico valdese usava lo fóuser e lo toneire : " fóuser e votz e troneire eissiron del sèti " [foçer e voç e troneire eysiron del seti] « dal tuono uscivano lampi, voci e tuoni » (Apoc. IV-5 nella versione di Carpentras).

Il tuono ispira due proverbi della Val Germanasca : "Quand la trona derant lo cucuc, l’an ven brut " [l’ann ven brut] « quando tuona prima del cuculo, l’anno si presenta male », e "Se lo tron ven derant l’Anonciaa, pechits e grands devon plorar " « quando il tuono viene prima dell’Annunciazione, piccoli e grandi devono piangere ».
A Pragelato quando tuona si dice "le diaol rabèla sa femna per las trenas " «il diavolo trascina sua moglie per le trecce».
A Bellino, segret coma lo tron [segret coumo lou troun] qualifica un segreto che tutti conoscono, e , per scherzo, sentire scorreggiare fa dire "la trona de vèrs Culiera, la tempesta de merda niera " « tuona verso Culiera, viene grandine di merda nera »!

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