La montagna è una febbre

Autore
Antonio Chiadò Fiorin Tin

Valli Chisone, Germanasca e Pinerolese

Tanto vasto e articolato è questo territorio, a una distanza così breve da Torino, ospita uno dei luoghi di vera wilderness del Piemonte, dove – non a caso  – ci sono ben due parchi naturali. Lo stesso nome della val Chisone la dice lunga: deriva dal termine latino clausum, chiuso. Dunque, valli chiuse, appartate, ma anche terre di confine: divise e contese in passato tra regno di Francia e ducato di Savoia, godevano tuttavia di ampie autonomie, proprio per il loro essere così appartate. Questo territorio fece parte, dal Medioevo, della repubblica degli Escartons, che garantiva agli individui notevoli libertà personali.

Il percorso di visita

L’itinerario ha inizio dalla pianura pinerolese, su cui convergono, oltre alla val Pèllice, anche le brevi valli dei torrenti Lemina e Noce. Pinerolo fu una delle più importanti piazzeforti d’Europa tra XVI e XVII secolo, e in buona parte conserva, nonostante molte opere militari siano state demolite, un aspetto barocco e militare. Sulla bella piazza d’Armi (oggi piazza Vittorio Veneto), affacciano il palazzo Vittone, che ospita la Collezione civica d’arte, e il Municipio, già Arsenale della Cavalleria (XVII secolo, rimaneggiato negli anni ’20 del XX). Pinerolo vanta anche un Museo d’arte preistorica e di archeologia e antropologia (CESMAP): oltre all’attività didattica, gestisce gli spazi espositivi del medievale Palazzo del Senato e della chiesa di S. Agostino. Si visita anche il Museo storico nazionale dell’Arma di Cavalleria, nell’ex Scuola di Cavalleria. Il duomo di S. Donato è attestato dall’XI secolo, ma rifatto nei secoli successivi. Anche la chiesa di S. Maurizio, nel borgo alto, ha origini medievali (XI sec.), ma fu ampliata nel XIV secolo in forme gotiche. Da Pinerolo il percorso prosegue a Ovest, oltre il Chisone: oltrepassato il fiume, su un’altura si trova il castello di Miradolo, oggi residenza ottocentesca in stile neogotico, ma attestata dall’XI secolo come possedimento dell’abbazia benedettina di S. Maria di Pinerolo. Il castello medievale, posto a controllo dell’imbocco della val Chisone, fu distrutto nel XVI secolo. A S. Secondo di Pinerolo la parrocchiale è in stile barocco piemontese, edificata nel 1773. Si prosegue ancora verso Prarostino, altro comune di lingua occitana formato da borgate sparse, su rilievi collinari coltivati a vigneto. Alla frazione capoluogo S. Bartolomeo si trova il Museo della viticoltura.
A Nord di Pinerolo si risale con la SP167 la val Lemina, toccando S. Pietro in val Lemina e Talucco, quest’ultimo frazione di Pinerolo dove si parla occitano. La valle è nota per la produzione dei tomini di Talucco.
Da Pinerolo si risale la val Chisone con la SR23, che tocca Abbadia Alpina, già sede dell’abbazia di S. Maria di Pinerolo, fondata nell’XI secolo da Adelaide di Susa e da lei dotata di enormi beni, tra cui le intere valli Chisone e Germanasca, vasti possedimenti in Liguria, nel Monregalese e lungo il corso del Po. L’abbazia fu distrutta dai francesi nel 1693 e ricostruita nel XVIII secolo; la facciata della grandiosa chiesa di S. Verano, completata nel 1724, è attribuita a Filippo Juvarra. Si prosegue verso S. Germano Chisone, sul versante orografico destro della valle; si visita nella vecchia scuola il Museo valdese, dedicato alla condizione della donna. Il municipio ha sede nella villa Widermann, cui è annesso un vasto parco pubblico, da cui partono vari itinerari escursionistici lungo la destra orografica del Chisone (percorso VerdeAcqua). Da S. Germano si sale a Pramollo, nella laterale valle Risagliardo. Il comune conta varie borgate: a Pellenchi, nella scuola Beckwith si trova il Museo Valdese sull’istruzione; a Ruata il tempio valdese; in località Roccio Clapier un sito archeologico con circa 700 incisioni rupestri.
Sul versante opposto si raggiunge, a breve distanza, Villar Perosa, importante centro industriale e paese natale di Giovanni Agnelli (1866), fondatore della FIAT. In posizione elevata, la monumentale chiesa di S. Pietro in Vincoli fu rifatta nella prima metà del XVIII secolo, su progetto attribuito a Filippo Juvarra. Non distante si trova la villa Agnelli, già casa di caccia dei conti Piccone (XVIII sec.), circondata da un vasto parco (non visitabile). A Villar Perosa, nelle officine OVMP, si visita il Museo della meccanica e del cuscinetto, che illustra alcune delle attività industriali del paese.
Il successivo centro abitato lungo la provinciale è Pinasca, sul versante orografico sinistro, mentre il comune di Inverso Pinasca si trova sul lato opposto del Chisone, dove furono confinati i valdesi nel XVII secolo. A Pinasca si visita il museo Abitare in valle, dedicato alla lavorazione del legno. Si prosegue verso Perosa Argentina, precoce centro industriale tessile, sorto nella conca alla confluenza del Chisone con il Germanasca. Nel paese è allestito un percorso di visita ai siti di archeologia industriale, a cura dell’Associazione Ecomuseo di Perosa Argentina, valli Chisone e Germanasca. Di particolare interesse sono anche i due rifugi aerei costruiti tra il 1941 e il 1944, oggi visitabili. La barocca parrocchiale di S. Genesio è citata nelle fonti dal XII secolo.
Continuando a salire in valle si trova il comune di Roure costituito da vari villaggi di una certa consistenza che si succedono sulla statale. È importante segnalare che negli anni ’70, a dimostrazione dell’amore per la propria terra e identità, la popolazione del comune guidata dal combattivo sindaco Merlo ottenne il ripristino dell’originaria denominazione in occitano del comune che durante il fascismo era stato trasformato in Roreto Chisone. Oltre, la valle del Chisone si stringe e, oltrepassato Depôt, il versante che digrada dal monte Orsiera è interamente occupato delle fortificazioni di Fenestrelle (XVIII sec.), un complesso di tre forti, varie batterie e ridotte, e una scala coperta che mette in comunicazione i vastissimi spazi di quest’opera militare, che mai fu assediata. Servì come prigione e quí furono rinchiusi molti esponenti del brigantaggio dell’Italia meridionale nel XIX sec. La strada tocca l’abitato di Fenestrelle, quindi di Usseaux, sito su un poggio, tra prati. Il centro conserva belle case di pietra, di recente riqualificato con la realizzazione di murales; a borgata Balboutet si segue un percorso didattico dedicato alle meridiane antiche e di nuova realizzazione.
Si prosegue verso la testata della valle, fino alla conca dove si trovano le frazioni sparse di Pragelato, centro attrezzato per gli sport invernali (sci alpino e fondo). Alla borgata capoluogo di Ruà si trova la parrocchiale di S. Maria Assunta (XVII sec.); a Rivets il Museo del costume e il Museo degli Escartons; molte le meridiane e le fontane del XVII e XVIII secolo, recanti ora i gigli di Francia, ora la croce sabauda.
Sulla sella prativa tra la valle Chisone e la valle della Dora Riparia si trova la stazione per gli sport invernali del Sestriere (vedi itinerario successivo).
La val Germanasca, o val S. Martino, si stacca dalla val Chisone a Perosa Argentina, impervia e appartata. Porta della valle è Pomaretto, un tempo postazione fortificata su entrambi i versanti della valle. Deve il nome alle un tempo estese coltivazioni di meli. La Scuola latina ospita il Museo antichi mestieri (collezione Ferrero), originale allestimento di modellini in legno di bosso, che illustrano vari aspetti della vita del montanaro. Ci si addentra nella valle stretta e tortuosa, giungendo a Perrero. Tra i molti mulini esistenti nella valle, il mulino Fassi di Perrero è funzionante e visitabile.
Poco oltre Perrero la valle si divide. Si prosegue in direzione Nord-Ovest nella valle di Massello, in contesto ambientale selvaggio, verso i comuni di Salza di Pinerolo e di Massello e, nella valle che si stringe ancora, fino al villaggio di Balziglia, arroccato ai piedi della cima dei Quattro Denti, che fu l’ultimo rifugio dei valdesi al termine del Glorioso Rimpatrio, e che subì l’assedio dell’esercito francese, nell’inverno tra il 1689 e il 1690. Un museo, ospitato nella vecchia scuola, ne ricorda la storia. Da Perrero si può prendere in direzione di Prali, nella valle angusta e selvaggia. Sul versante orografico destro della valle, in località Paola, si trova la miniera di talco di Prali, la più grande d’Europa, visitabile grazie al progetto «Scopriminiera». Si prosegue sulla SP169 che risale la valle in bel contesto ambientale. Una breve deviazione porta a Rodoretto, in un vallone laterale, dove si visita il piccolo museo etnografico. Proseguendo lungo il fondovalle principale si giunge a Ghigo, capoluogo del comune sparso di Prali, dove è attivo un piccolo centro per gli sport invernali. Tra le escursioni possibili alla testata della valle, è di particolare interesse quella all’altopiano dei Tredici Laghi.

La repubblica degli Escartons

La repubblica della Grande Charte nacque nel 1343, grazie agli accordi tra il Delfino Umberto II e le 50 comunità delle valli alpine intorno al Monviso: si estendeva su cinque «Escartons», che comprendevano la regione di Briançon – la capitale - il Queyras, la valle Varaita fino a Confine (frazione di Sampeyre), l’alta val Chisone fino a Perosa Argentina e l’alta val di Susa, fino a Oulx e Bardonecchia. Una vera confederazione di cantoni. La popolazione, sparsa in un territorio tutto montano, era di circa 40.000 abitanti. Gli accordi concedevano alle popolazioni il diritto di eleggere i propri rappresentanti, di legiferare in materia civile e penale, la gestione del territorio e delle sue risorse, la libertà di movimento, il diritto di proprietà privata (anche per le donne) e la facoltà di leva fiscale. In cambio le comunità si impegnavano a versare 12.000 fiorini d’oro annui e una rendita di 4.000 ducati. Uno degli effetti collaterali di questa forma embrionale di democrazia fu l’altissimo livello di istruzione della popolazione, un fenomeno noto come il «paradosso delle Alpi»: 9 persone su 10 sapevano leggere, scrivere e far di conto. Il trattato di Utrecht, nel 1713, mise fine alla repubblica degli Escartons, e divise il territorio tra regno di Francia e ducato di Savoia.

Traduzione

Val Cluson, Val Sant Martin e Pinerolés

Tan vast e articulat es aqueste territòri, a una distança tan corta da Turin, òspita un di luec de vera natura salvatja dal Piemont, ente – ren a cas – lhi a ben dui parcs naturals. Lo mesme nom de la Val Cluson la ditz lònja: ven dal tèrme latin clausum, clus. Donc, de valadas sarraas, apartaas, mas tanben de tèrres de confin: dividuas e desputaas en passat entre lo Règne de França e lo ducat de Savòia, godion pasmens d'amplas autonomias, pròpi per lo fach d'èsser tan escartaas. Aqueste territori a fach part, despuei l'Atge mesan, de la república di Escartons, que garantia a la gent de grandas libertats personalas.

Lo percors de vísita
L'itinerari comenca da la plana dal pinerolés, ente converjon, en mai de la Val Pelis, decò las cortas valadas di torrents Lémina e Noce. Pineròl foguet una des mai importantas plaças fòrts d'Euròpa entre lo XVI e XVII sècle e garda en bòna part, malgrat qu'un baron d'òbras militaras sien estaas demolias, un aspèct baròc e militar. Sus la bèla plaça d'Armas (encuei plaça Vittorio Veneto) donon lo palais Vittone, que òspita la colleccion cívica d'art, e la maison de la comuna, já Arsenal de la Cavaleria (sècle XVII, remanejat enti ans '20 dal sècle XX). Pineròl vanta decò lo musèu d'art preistòrica e d'arqueologia e antropologia (CESMAP): en mai de l'activitat didàctica, gestís lhi espacis expositius dal medieval Palais dal Senat e de la gleisa de Sant Agostin. Se vísita decò lo Musèu istòric nacional de l'Arma de Cavaleria, dedins l'ex Escòla de Cavaleria. Lo dòm de Sant Donat es atestat dal sècle XI, ma refach enti sècles successius. Decò la gleisa de Sant Maurici, dins lo borg aut, a d'originas medievalas (sècle XI), mas es estaa ampliaa ental sècle XIV en formas gòticas. Da Pineròl lo percors contínua vèrs oest. Passat Cluson, sus un'autor se tròba lo chastèl de Miradolo, encuei residença dal '800 en estil neogòtic, mas atestaa dal sècle XI coma possediment de l'abaïa benedectina de Santa Maria de Pineròl. Lo chastèl medieval, butat a garda de l'intrada de la valada, foguet destruch ental sècle XVI. A Sant Second la parroquiala es en estil baròc piemontés, bastia ental 1773. Se contínua encara vèrs Prarustin, autra comuna de lenga occitana format da de ruaas espanteaas sus de colinas cultivaas a vinhas. A la ruaa cap-luec de Sant Bartolomèu se tròba lo musèu de la viticultura.
A nòrd de Pineròl se remonta sus la SP167 la Val Lémina, en tochant Sant Peire e Taluc, aqueste darrier ruaa de Pineròl ente se parla occitan. La valada es conoissua per la produccion di tomin de Taluc. Da Pineròl se pren la Val Cluson embe la SR23, que tocha Abbadia Alpina, já domicili de l'abaïa de Santa Maria de Pineròl, fondaa al sècle XI da Adelaide de Susa e da ilhe dotaa de bens enòrmes, entre lhi quals tota l'entiera Val Cluson e Sant Martin, de vasts possediments en Ligúria, ental monregalés e al lòng dal cors dal Pò. L'abaïa foguet destrucha dai francés ental 1693 e rebastia ental sècle XVIII; la façada de la grandiosa gleisa de Sant Veran, completaa ental 1724, es atribuïa a Filippo Juvarra. Se contínua vèrs Sant German, a l'ubac de la valada; se vísita dedins la vielha escòla lo Musèu valdés, dedicat a la condicion de la frema. Lo municipi a son domicili dins la villa Widermann, a la quala es annèx un vast parc públic d'ente parton divèrs itineraris excursionístics a l'ubac dal Cluson (percors VerdeAcqua). Da Sant German se monta a Pramòl, dins lo valonet lateral de Risalhard. La comuna compta divèrsas ruaas: ai Pelencs, dins l'escòla Beckwith se tròba lo Musèu valdés sus l'instruccion; a La Ruaa lo temple valdés; a Ròcha Clapier un site arqueològic embe environ 700 incisions rupèstras. Sus lo lo versant opausat dins gaire s'arriba a Li Vialars, important centre industrial e país natal de Giovanni Agnelli (1866), fondator de la FIAT. En posicion elevaa se tròba la monumentala gleisa de Sant Peire en Víncol, refacha dins la premiera meitat dal sècle XVIII sus projèct atribuït a Filippo Juvarra. Pas luenh se tròba la villa Agnelli, já maison de chaça di conts Piccone (sècle XVIII), entornaa das un vast parc (ren visitable). A Li Vialars, dins las oficinas OVMP, se tròba lo musèu de la mecànica e dal coissinet, qu'illustra d'unas des activitats industrialas dal país.
Lo vilatge d'après al lòng de la provinciala es Pinascha, butat a l'adrech, dal temp que la comuna de L'Envèrs de Pinascha se tròba de l'autre caire de Cluson, ente fogueron confinats lhi valdés ental sècle XVII. A Pinascha se vísita lo musèu Abitare in Valle, dedicat al trabalh dal bòsc. Se contínua vèrs Peirosa, vielh centre industrial téxil butat dins la conca a la confluença dal Cluson e Germanasca. Dins lo país es alestit un percors de vísita ai sits d'arqueologia industriala a cura de l'Associacion Ecomuseu de Peirosa, Vals Cluson e Germanasca. De particular interès son decò lhi dui refugis bastits entre lo 1941 e lo 1944, encuei visitables. La parroquiala baròca de Sant Geneis es citaa da las fonts dal sècle XII. En continuant amont per la valada s’arriba a la comuna de Roure qu’es formaa da mai qu’un vilatge d’una bòna consistença plaçats sus la via. Val la pena de dir que dins lhi ans ’70, a demostracion de l’amor per lor tèrra e identitat, la populacion de la comuna, menaa dal fier conse Merlo, a obtengut que venguesse repristinat l’originari nom occitan de la comuna que dins lo fascisme era estat chambiat en Roreto Chisone.
Mai amont la valada s'estrenh e après la ruaa de Depòt lo versant que davala dal mont Orsiera es entierament ocupat da las fortificacions de Fenestrèlas (sècle XVIII), un complèx de tres fòrts, divèrsas baterias militara e una eschala cubèrta que buta en comunicacion lhi vasts espascis d'aquesta òbra militara, qu'es jamai estaa assetjaa. Es estaa una preson e pròpi aicí son estats enclavats mai qu’un esponents dal brigantatge de l’Itàlia dal Sud ental sècle XIX. La via tocha lo vilatge de Fenestrèlas e puei d'Usseaus, butat sus un puei al metz di prats. Lo centre garda de jòlias maisons de peira, recentament requalificat embe la realizacion de murales; a la ruaa de Balbotet se seguís lo percors didàctic dedicat a las solàrias anticas e de nòva realizacion. Se contínua vèrs lo som de la valada fins a la conca ente se tròbon las ruaas espanteaas de Prajalat, centre equipat per lhi espòrts uvernasls (esquí alpin e de fond). A la ruaa cap-luec de La Ruaa se tròba la parroquiala de le Santa Maria de l'Assompcion (sècle XVII); a Rivets se tròba lo Musèu dal costum e lo Musèu di Escartons; un baron las solàrias e las fònts dal XVII e XVIII sècle embe sus de bòt lhi liris de França, de bòt la crotz sabauda.
Sus lo còl al metz di prats entre la Val Cluson e la val Dueira se tròba l'estacion d'espòrts uvernals de Sestrieras (ve itinerari successiu).
La Val Sant Martin se destacha da la Val Cluson a la mira de Peirosa, impèrvia e escartaa. La pòrta de la valada es Pomaret, un viatge postacion fortificaa sus tuchi dui lhi versants de la valada. Deu lo nom a las estenduas cultivacions de pomiers que lhi avia temp arreire. L'Escòla latina òspita lo Musèu antic mestiers (colleccion Ferrero), original alestiment de modelets en bòsc de bois qu'illustron divèrs aspècts de la vita dal montanhard. S'avança dins la valada estrecha e tortuosa e s'arriba a Perrier. Entre lhi tanti molins de la valada, lo molin Fassi es foncionant e visitable.
Pauc après Perrier la valada se partís. Se contínua vèrs nòrd-oest dins lo valon de Massèl, dins un ambient salvatge en a rribant a las comunas de Salsa e de Massèl e, dins la valada que s'estrenhen encara fins al vialtge de Barzilha, arocat ai pè de la cima di Quatre Dents, que foguet lo darrier refugi di valdés a la fin de la Gloriosa Rentrada e que a patit lo sètge de l'armada francesa dins l'uvèrn entre lo 1689 e lo 1690. Un musèu, ospitat dedins la vielha escòla, ne'n rememòria l'istòria.
Da Perrier se pòl prene en direccion de Praal, dins lo valon estrech e salvatge. A l'ubac, a la localitat de Paola, se tròba la mina de talc de Praal, la mai granda d'Euròpa, visitabla gràcias al projèct “Scopriminiera”. Se contínua sus la SP169 que remonta lo valon dins un bèl context ambiental. Una corta deviacion mena a Rodoret, dins un valon lateral, ente se vísita lo pichòt musèu etnogràfic. En continuant sal fons de la valada principala s'arriba a Guigo, cap-luec de la comuna espanteaa de Praal, ente es actiu un pichòt centre per lhi espòrts uvernals. Entre las excursions qu'én pòl far a la tèsta de la valada, de particular interès aquela al planòl di Tretze Laus.

La república di Escartons
La república de la Grande Charte naisset ental 1343 gràcias a lhi acòrds entre lo Dalfin Umbert II e las 50 comunitats des valadas alpinas a l'entorn dal Vísol: s'estendia sus cinc “Escartons” que comprenion la region de Briançon – la capitala – lo Queiràs, l'auta Val Varacha fins a Confine (ruaa de Sant Peire), l'auta Val Cluson fins a Peirosa e l'auta Val Dueira fins a Ols e Bardonescha. Una vera confederacion de cantons. La populacion, espanteaa sus lo territòri tot de montanha, era d'a pauc près 40.000 abitants. Lhi acòrds concedion a las populacions lo drech d'elegir lors representants, de legiferar en matèria civila e penala, la gestion dal territòri e de sas ressorsas, la libertat de moviment, lo drech de proprietat privaa (decò per las fremas) e la facultat de leva fiscala. En chambi las comunitats s'empenhavon a versar 12.000 florins d'òr a l'an e una revengut de 4.000 ducats. Un di efècts collaterals d'aquesta forma embrionala de democracia foguet l'autíssim livèl d'instruccion de la populacion, un fenomèn conoissut coma lo “paradòx de las Alps”: 9 personas sus 10 sabion léser, escriure e far de compts. Lo tractat de Utrecht, ental 1713, butet fin a la república di Escartons e dividet lo territòri entre Règne de França e ducat de Savòia.

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