Il marmo artificiale di Rima

Autore
Elisa Nicoli

Costume
Quello che in origine era il tracht, un costume unico, comune a tutte le genti walser, è scomparso, spazzato via gradualmente con il trascorrere dei secoli dalla contaminazione con particolari tratti dai costumi delle popolazioni locali. L’abbigliamento walser si è così diversificato nei vari costumi caratteristici di ogni valle. Pur nella semplicità che li accomuna tutti, si può comunque tracciare una linea di demarcazione tra il costume da lavoro, essenzialmente funzionale e disadorno, confezionato con materiali grezzi e resistenti, come la mezzalana (un misto di lana e canapa) e quello festivo, riservato alle grandi occasioni, ornato da ricami, fili dorati e argentati e completato da scialli di seta. Tipico esempio di contaminazione del tracht con il costume delle popolazioni autoctone è il puncetto, che arricchisce i costumi femminili valsesiani. La sua origine è sconosciuta, anche se alcuni lo fanno risalire addirittura alle incursioni saracene sulle Alpi. La sua funzione originaria era quella di unire tra loro i lembi dei teli di canapa, ma ha assunto con il tempo un ruolo prettamente decorativo, per impreziosire lo scollo o le maniche della camicia. In origine, il puncetto che ornava il collo ne seguiva la linea ed era quindi arrotondato, in epoca più recente si è diffuso il davantino squadrato, con disegni sempre diversi, a testimoniare l’abile manualità delle puncettaie. Pochissimi gli elementi di decorazione – qualche ricamo sul panciotto o sulla papalina – mitigano il carattere austero del costume maschile. Completano l’abbigliamento gli scapin (schokka in walser), tipiche calzature valsesiane di tessuti riciclati, con suola di pezza cucita con corda di canapa. Se in origine erano neri o marrone, oggi vengono prodotti in vari colori e con decorazioni ricamate e nastri.

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